I "nudge" e le "soft laws"

In una piccola città tra le colline verdi dell’Italia, viveva un ragazzo di nome Gianni, un adolescente come tanti: un po' ribelle, curioso, e sempre alla ricerca di nuove avventure.

Tutto ebbe inizio quando il ragazzo si ritrovò coinvolto in un progetto scolastico sul cambiamento climatico. Inizialmente, non gli interessava molto ma, mentre esplorava il tema, cominciò a capire quanto fosse importante agire per proteggere l'ambiente. Lui, però, voleva farlo in modo alternativo rispetto al solito, ma non aveva idea di come potersi distinguere dalla massa.

Un giorno, mentre visitava un’antica libreria del centro storico della sua città, si imbatté in un vecchio libro di legge. Intrigato, Gianni sfoglió le pagine ingiallite e scopri che il libro parlava di come le politiche pubbliche potessero essere indirizzate in modo non arbitrario per influenzare il comportamento delle persone, senza imporre regole rigide. Era affascinato dall'idea che piccoli suggerimenti potessero avere un impatto così significativo sulle decisioni quotidiane.

Deciso a esplorare questi concetti più a fondo, fece alcune ricerche su Internet, scoprendo che i concetti in cui si era imbattuto in quel vecchio libro al giorno d’oggi hanno un nome e una definizione ben precisa: i “nudge” e le “soft law”.

Così, iniziò ad approfondire i “nudge”, osservando come piccoli cambiamenti nell’ambiente circostante potessero guidare le scelte delle persone in modo quasi impercettibile. Inoltre, cominciò a vedere la “soft law” ovunque: nel modo in cui le persone si comportavano in pubblico, nelle tradizioni locali, e persino nelle regole non scritte tra amici.
Gianni capì che, sebbene queste norme non fossero codificate come leggi, avevano un potere enorme nel plasmare la società. Era entusiasta di questa scoperta e decise di approfondire ulteriormente la sua conoscenza, con l’idea di poter, un giorno, influenzare positivamente la sua comunità.
Decise, dunque, di avviare un progetto personale: sensibilizzare la sua comunità sull'importanza della sostenibilità ambientale utilizzando le “soft law” e i “nudge”. Iniziò con piccoli gesti, come organizzare eventi per la raccolta differenziata o promuovere l'uso di mezzi di trasporto sostenibili tra i suoi amici. Ma voleva fare di più.

Così, con l'aiuto di alcuni insegnanti e esperti locali, Gianni organizzò un evento nel suo quartiere. L'evento attirò l'attenzione di molti residenti, utilizzando principi di “soft law”, come la persuasione e il coinvolgimento attivo, e del “nudge”, come la progettazione di percorsi più convenienti per la raccolta dei rifiuti.

Nei mesi successivi iniziò a scrivere articoli e a partecipare a dibattiti, condividendo le sue esperienze e promuovendo l’idea che piccoli cambiamenti possono portare a grandi risultati. La sua passione e il suo impegno non passarono inosservati. La comunità iniziò a implementare i suoi suggerimenti, trasformando la piccola città in un esempio di come la “soft law” e i “nudge” potessero migliorare la vita quotidiana.
Un giorno poi, durante una conferenza sulla psicologia comportamentale, Gianni incontrò Chiara, una studentessa di psicologia appassionata di cambiamento sociale. Insieme, decisero di collaborare per creare una serie di “nudge” mirati a promuovere stili di vita sostenibili.
Gianni e Chiara lanciarono un’iniziativa chiamata “Passi Verdi”, che incoraggiava le persone a lasciare l’auto a casa almeno una volta alla settimana e a camminare o usare la bicicletta. Utilizzando segnaletica colorata e percorsi pedonali invitanti, riuscirono a ridurre il traffico e a migliorare la qualità dell’aria. I due ragazzi ricevettero un premio dal sindaco per il loro contributo eccezionale alla comunità. La loro storia fu raccontata sui giornali locali, ispirando altre città a seguire il loro esempio.
Non tutti, però, erano entusiasti dei cambiamenti proposti da Gianni e Chiara. Alcuni commercianti temevano che ridurre il traffico potesse diminuire il numero di clienti. Inoltre, c’erano persone abituate alle loro routine che vedevano ogni cambiamento come un disturbo alla loro quotidianità.
I due adolescenti dovettero affrontare anche la critica di coloro che ritenevano i “nudge” un modo per manipolare le scelte delle persone senza il loro consenso esplicito. Dovettero lavorare sodo per spiegare che il loro personale obiettivo era quello di promuovere scelte consapevoli e non di controllare il comportamento altrui. Un’altra sfida fu rappresentata dal dilemma etico: fino a che punto è giusto influenzare le scelte degli altri? Gianni e Chiara si interrogarono a lungo su questo, cercando di trovare un equilibrio tra guida e libertà individuale. Infine, dovettero affrontare la sfida dell’adattamento: implementare i “nudge” in una comunità richiedeva una profonda comprensione della cultura locale e delle dinamiche sociali. Non tutti i “nudge” funzionavano allo stesso modo in contesti diversi, quindi fu necessario personalizzare gli approcci.

Nonostante le difficoltà, lentamente, ma inesorabilmente, la comunità cominciò a cambiare le proprie abitudini verso pratiche più sostenibili. Il progetto di Gianni non solo aveva sensibilizzato le persone sull'importanza dell'ambiente, ma dimostrava anche l'efficacia delle soft law e dei nudge nel promuovere comportamenti positivi.

Gianni rifletté su quanto fosse cresciuto da quel pomeriggio in libreria: questa esperienza era stata molto più di un semplice progetto scolastico, gli aveva aperto gli occhi su un mondo di possibilità, dimostrandogli che anche un adolescente poteva fare la differenza utilizzando gli strumenti giusti. E così, con la sua determinazione e la sua passione, Gianni continuò a diffondere il cambiamento, un “nudge” alla volta.


Ulyana Abbattista, Sofia Assandro, Lorenzo Di Piazza, Asiandrea Fraccarollo, Francesca Stia

4DL – Istituto Umberto Eco