Didattica immersiva e comunità di pratica

La riflessione sulla didattica appare al centro di interessi e di metodologie diversificate, tutte accomunate dall’esigenza di una riflessione profonda sulle innovazioni richieste da un contesto universitario e sociale in profonda trasformazione. Esse possono prendere direzioni di sperimentazione varie e differenziate, a partire dalle moot coort, alle cliniche legali, dalla simulazione processuale alla realizzazione di laboratori e seminari di scrittura, e oggi anche all’uso delle tecnologie di intelligenza artificiale.

La motivazione originaria del progetto Gianni appare indirizzata a una esigenza che, fin dalla sua origine, si può definire ‘immersiva’ e umanistica, senza limitarsi a intendere la nozione come collegata alla realtà virtuale e alla implementazione delle nuove tecnologie, per stimolare l’interesse e l’apprendimento del discente. E neppure alla trasformazione dell’università guidata principalmente da una logica aziendale e pragmatica, del tutto inadeguata a formare tanto professionisti flessibili e creativi, quanto cittadini consapevoli.

Con il nostro progetto la didattica immersiva intende, in primo luogo, essere implementata nel mondo reale delle relazioni umane concrete, a fianco e a supporto della didattica tradizionale. L’affermazione più diffusa secondo cui la formazione in aula mediante la tradizionale lezione frontale sia limitativa perché sfrutta per lo più tecniche e stili di apprendimento basate su approcci uditivi, infatti, non ci trova completamente d’accordo. La lezione frontale, infatti, se non limitata alla proiezione di slide, appunti, immagini, può certamente dare luogo a una formazione attiva e collaborativa, sfruttando l’esperienza del docente nell’interagire con gli uditori mentre insegna. Tutti abbiamo immaginato come modello la grande tradizione storica delle antiche disputationes e spesso se ne sente la mancanza, in quanto erano in grado di coinvolgere un gran numero di allievi. Può apparire strumento ormai superato, ma mai come oggi si sente la necessità di ritrovarsi per approfondire, discutere e confrontarsi. D’altra parte la scelta odierna di abbondonare a priori il mondo reale a vantaggio di quello virtuale è assunto che sfrutta la predisposizione dei giovani ad isolarsi e trascorrere il tempo prevalente della giornata in collegamento con il mondo dei social network, allontanandosi dalla realtà e seguendo le intenzioni manipolative degli attori economici, politici, tecnologici di quel mondo.

Quali esperti di scienze umane, che incentrano studi, ricerche e produzione scientifica sulla natura umana e sulle sue peculiarità, riteniamo imprescindibile una nozione di immersione da intendersi come duplice. In primo luogo nel mondo quotidiano, facendo emergere espressione, comunicazione, creatività e capacità critica e di ragionamento, correlate al rapporto tra uomo e suo ambiente. In secondo luogo, nel mondo delle nuove tecnologie, dal metaverso all’intelligenza artificiale, da ricondurre, però, sempre al primato della discussione, critica e collettiva, in aula, proprio ad evitare isolamento e manipolazione.

La scelta stessa di costituirci in comunità di pratica e di ritrovarci frequentemente in presenza, in ambienti capaci di riportare l’attenzione sulla nostra natura, risponde a questa scelta.

L’uomo contribuisce allo sviluppo del suo ambiente e da questo è continuamente influenzato, la relazione con il paesaggio reale è un insieme complesso di aspetti specifici che spaziano dagli elementi economici a quelli sociali, elementi produttivi ed ecologici, l’estetica. Si tratta di una relazione fondamentale, attenta alle attività umane che lungo la storia si sono intrecciate con politica, economia, fenomeni sociali, attività scientifica. L’uomo lascia segni nel suo ambiente e questi divengono patrimonio caratterizzante. Solo a partire da questo accostamento umanistico ha senso proporre l’utilizzo degli strumenti tecnologici innovativi.

Con la comunità di pratica costituita presso il DIGSPES, a indirizzo umanistico, che rappresenta l’evoluzione del progetto Gianni, pertanto, s’intendono implementare forme di immersione che sfruttano l’espressione artistica e creativa propria dell’essere umano, anche tramite l’uso delle tecnologie digitali, per leggere il contesto in cui si vive e, di conseguenza, interpretare il diritto, la volontà politica, i fenomeni sociali, le condizioni economiche.

Il racconto, insieme alla musica, hanno rappresentato il primo strumento di immersione, dove episodi della vita del giovane Gianni hanno consentito di comprendere gli effetti dell’applicazione di istituti giuridici controversi, mettendone in evidenza possibile conseguenze positive e negative e alimentando confronto e discussione, nonché interesse all’approfondimento. Nella ricerca di interazioni sempre più forti molto abbiamo appreso dagli stessi ragazzi che hanno partecipato con entusiasmo alle attività immersive, spesso includendo liceali e universitari.

È sempre emerso grande entusiasmo per il coinvolgimento, la soddisfazione per possibilità di sentirsi ascoltati e la capacità di cogliere la rilevanza nella vita quotidiana dei temi trattati. Molto valida si è mostrata anche la possibilità del lavoro di gruppo dove la completezza del lavoro finale riusciva a sfruttare appieno le differenze dei singoli componenti, che finivano per contemperarsi in un risultato più completo e originale di quanto avrebbe potuto realizzare il solo apporto individuale.

Molto interessante si è rilevato, con particolare attenzione alla capacità dialettica e di persuasione, che deve caratterizzare i futuri avvocati, ma anche ogni persona o imprenditore che intenda imporre una propria idea o progetto, l’approfondimento del linguaggio del corpo.

La comunità di pratica costituita entro il progetto Gianni costituisce un’evoluzione che si fonda sull’apporto interdisciplinare di esperti internazionali, in grado di completare le competenze e di inserire il progetto in una rete di università nazionali e internazionali.

Sul piano nazionale il progetto è pensato in stretto collegamento con l’unità locale UPO del DIGSPES (in collaborazione con l’Università Cattolica e l’Università di Torino) del progetto Prin 2022 “LET IN LAW. Liberal Arts and Digital Arts: Towards Inclusive Education and Training in Law” (capofila università LUISS di Roma, Università di Napoli Federico II, Università Mediterranea di Reggio Calabria).

Sul piano internazionale coinvolge la rete di università e di singoli esperti coinvolte avviene esperienze didattiche come le Summer School/Free Mover in Law and Humanities tenute a Nizza e a Cannes (dal 2015) e le cliniche legali della disabilità e della vulnerabilità:

- Gianluca Abbate, regista VR360°

- Alfonsina Bellio, Directrice du Groupe Sociétés, Religions, Laïcités, Ecole Pratique des Hautes Etudes, Paris

- Angelo Cretella, regista di cinema sociale

- Jacques Gilbert, Professore di Letteratura generale e comparata dell’Università di Nantes, direttore della rivista Etudes Digitales;

- Richard Sherwin, Wallace Stevens Law Professor, emerito presso la New York Law School;

- Silvano Tagliagambe, Professore di filosofia della scienza emerito, Università La Sapienza di Roma e già consulente del Ministero della Pubblica Istruzione per la riforma del sistema educativo italiano;

- Matteo Treleani, Responsable Master Médias et Humanités Numeriques, Université Côte d’Azur;

- Mario Verdicchio, Professore di Sistemi di elaborazione dell’informazione e di Logica e filosofia della scienza presso l’università di Bergamo e presso il Berlin Ethics Lab - Technische Universität Berlin;

- Amalia Verdu Sanmartin, Professor of Legal Education, Università di Turku (Finlandia);

La base scientifica per la metodologia didattica immersiva è il superamento dell’idea che il pensiero sia un fenomeno principalmente linguistico. Pensare è quindi un fenomeno che procede anche per immagini e per affezioni prelinguistiche, esperienze immersive appunto, che sviluppano un percorso percettivo differente da quello logico, vicino alle humanities e all’opera d’arte (letteratura, pittura, cinema, musica, ecc.) e che assegnano al corpo e all’ambiente un ruolo centrale nella costruzione del legal design. 

In questo senso il diritto non è solo da intendere come un fenomeno testuale retto da norme come esclusivo sistema di fonti, ma anche da esperienze ‘immersive’ individuali e collettive (riarticolando in questa direzione antropologica la tradizionale distinzione tra diritto positivo e diritto naturale). 

Le modalità didattiche, che affiancano e completano le attività del progetto Gianni, sono la realizzazione di cortometraggi e documentari legati ai contenuti giuridici dei corsi (Cliniche Legali, Summer School, Free Mover) e la creazione di mappe in VR 360 dei testi, anche con l’uso di AI. Tra i numerosi corti e documentari realizzati nel corso del progetto, ricordiamo “18 aprile”, ispirato al libro “Fine pena: ora” di Elvio Fassone, a firma dei regista Angelo Cretella, dedicato al tema della rieducazione umanistica del condannato, che è stato presentato a Matera nel 2019 entro il programma di Matera Capitale Europea della Cultura e il documentario immersivo VR 360° “Dans la grotte”, ispirato al famoso caso giuridico degli speleologi di Lon Fuller (Harvard, 1949), realizzato alla Summer School/Free Mover 2023 di Cannes e firmato dai registi Gianluca Abbate e Angelo Cretella  (Italia/Francia 2024), che è stato presentato in anteprima al Mercato Internazionale dell’audiovisivo di Roma, sezione MIA XR 14-18 ottobre 2024), Palazzo Barberini e ha vinto il premio della sezione VR del XX International Film Festival “Corto Dorico”.

Il progetto immersivo in corso della comunità di pratica Digspes legata al progetto Gianni, pensato in partnership con l’associazione per il rapporto Università-Territorio Polis e avviato con la giornata organizzata, con la partecipazione del Liceo Umberto Eco, ad Alessandria il 28 marzo, si ispira all’altro celebre caso del filosofo del diritto Lon Fuller (Il caso dell’astioso delatore, 1961) e al cinema sociale di Jean Vigo (Zero in condotta, 1933). Il progetto, guidato dai due registi Abbate e Cretella insieme al gruppo di esperti, continuerà nel soggiorno alla residenza d’artisti Stone Oven House di Rorà in Val Pellice (9-11 maggio) e si concluderà nel Free Mover al Campus Georges Méliès (UCA, Cannes) nel periodo 7-20 luglio.

Un progetto pensato per l’anno accademico 2025/26, sempre in partnership con l’associazione Polis, è un documentario relativo al progetto di vita indipendente di una persona con autismo, legato a un caso della clinica della disabilità e della vulnerabilità.